Dal ceppo Paolino sta germogliando ancora qualcosa di Piero Azz.
Il nostro gruppo
Siamo uomini e donne che hanno avuto un vissuto in una delle famiglie paoline dove, per un periodo più o meno lungo, hanno studiato, lavorato e pregato.
Ci siamo dati un nome programmatico “PaoliniSempre” e ci manteniamo collegati sia con lo scambio di numeri telefonici e di indirizzi mail, sia con un sito su internet: un blog dove depositiamo i nostri commenti, le nostre riflessioni e i nostri sfoghi e dove esponiamo le nostre foto di ieri e di oggi.
Siamo tanti, oltre duecento persone ormai, e ci incontriamo e sentiamo spesso, come d’uso tra amici e perché amici, ma solo una volta l’anno ci vediamo “tutti” in un incontro che organizziamo presso una delle case Paoline.
Che cosa ci unisce
E’ normale che l’architetto o il capomastro, ma più spesso il semplice manovale, considerino non adatte per la costruzione alcune delle pietre arrivate in cantiere. Capita, così, che pietre solide e già sagomate non vengano utilizzate. In ogni cantiere queste scelte si impongono. C’è sempre un giudizio di “non idoneità”, vera o presunta, per uno spigolo in più da parte della pietra o per uno spazio troppo angusto nel muro.
Che fine fanno le pietre non utilizzate? Esse vanno a sostenere altre costruzioni, partecipano ad altri progetti (di produzione, di amministrazione, di prolungamento del genere umano…), vivono altrove, vivono altro. Noi siamo come queste pietre. Ragazzi/e che si erano riuniti e preparati per un tipo di costruzione e poi, per propria o altrui scelta, hanno partecipato ad altre avventure di vita.
Guardandoci in faccia e raccontandoci, abbiamo però scoperto che il passaggio per il “cantiere” dell’Alberione ha lasciato tracce nelle nostre vite, le ha segnate con autentico e indelebile imprinting. Abbiamo scelto il nome di “PaoliniSempre” perché è un imprinting molto simile a quello dei nostri cari amici ancora membri delle famiglie Paoline.
Ovviamente siamo anche molto diversi da loro, perché segnati profondamente anche dall’esperienza di ricostruzione delle nostre vite. Lasciare la Famiglia Paolina è stata un’esperienza solitaria e dura. È stato come attraversare una specie di fossato, come passare da una zona protetta a una sponda ignota. Ha modificato i nostri tratti caratteriali. E’ vero, le famiglie ci hanno ri-accolto, ma non tutte e non sempre, e comunque non eravamo più dei loro. Noi stessi, d’improvviso, non sapevamo più chi eravamo. Non condividevamo gli ideali lasciati ma avevamo visioni di vita diverse dai nuovi “altri” che ci circondavano.
Il dramma di questo passaggio non è solo dei paolini, colpisce gli “ex” di tutte le congregazioni. Siamo persone normalissime, brillantemente inseriti nel lavoro e nelle strutture sociali, con proprie famiglie sane e stimate. Ma siamo anche persone che hanno un passato gelosamente nascosto per non subire inutili e negative etichettature, un passato di cui non ci vergogniamo ma che non ci piace sbandierare.
Che cosa ci proponiamo?
Le prime volte che ci siamo incontrati ci chiedevamo “perché”: perché la San Paolo ci faceva ritrovare? perché avevamo accettato l’invito? Ed esprimemmo i più disparati sentimenti.
Erano sentimenti anche di rabbia per essere stati abbandonati da una “famiglia” di cui avevamo condiviso gli ideali, a cui avevamo consegnato giovinezza, sudore e cuore, per poi sentirci sbattere la porta dietro le spalle appena messo il piede fuori. Soli ed estranei d’improvviso. La loro paura, perché di questo si trattava allora, per noi si era trasformata in una porta chiusa.
Ora, dopo molti anni dall’inizio, qualche “discussione” ed un’acquisita autonomia, le idee cominciano a chiarirsi: l’obiettivo siamo noi, le nostre vite.
Ognuno di noi ha bisogno di rinfrescare un presente, ormai gravido d’anni, con i grandi sogni della propria gioventù, quelli che furono capaci di estirparlo persino dalla famiglia, di rivivere attimi di memoria, ma viverli fisicamente con gli stessi amici e negli stessi posti di allora.
Abbiamo bisogno di non sentirci più soli e, pertanto, di rivederci e riconoscerci, di incontrarci. Persone che si rivedono e che, riagganciandosi al ricordo di allora e alla comune esperienza, riscoprono i propri valori e quelli dell’altro. Persone che si raccontano. Occasioni perché rinascano amicizie antiche e vere, o se ne formino delle nuove.
Rinascerà anche la fede che ci aveva unito? Forse, ma questo fa parte dei misteri della grazia non delle capacità umane. Di certo nei nostri incontri, solo per chi vuole, ci sarà sempre una messa con i vecchi canti, nostalgia di gioventù e di cielo.
L’invito
Per chi ha vissuto per un certo periodo in una delle famiglie paoline, sia maschili sia femminili, e vuole oggi rinnovare e riassaporare la bellezza e la ricchezza di quel vissuto e desidera aggregarsi al gruppo per condividere con noi queste esperienze, può rivolgersi a:
Francesco tel. 347 5249038 – frankybered@gmail.com
